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venerdì 15 maggio 2009

Gli scontri di una "guerra fredda"

La rivalità tra USA e URSS non si trasformò mai in scontro globale (anche per la paura delle armi atomiche in possesso di entrambe le potenze), ma prese la forma di una continua “corsa agli armamenti” e di una contrapposizione locale costante a cui si diede il nome di “guerra fredda”.

  1. Guerra di Corea (1950-53). La Penisola Coreana, sottratta ai Giapponesi sconfitti, venne divisa lungo il 38° parallelo: a Nord un governo amico dell'URSS, a Sud uno amico degli USA. La Corea del Nord invase la Corea del Sud e si arrivò ad uno scontro diretto tra le superpotenze, che per fortuna non venne esteso al resto dell'Asia. Provocò oltre un milione di vittime. La Corea è tuttora divisa.

  2. Costruzione del Muro di Berlino (1961). Per impedire la fuga dei cittadini dalla zona Est, le autorità della Repubblica Democratica fecero costruire un muro che separava la città, “crollato” solo nel 1989.

  3. Crisi di Cuba (1961-62). Nell'isola, che per la sua posizione strategica era controllata dagli USA, un movimento rivoluzionario di sinistra, guidato da Fidel Castro ed Ernesto “Che” Guevara, sconfisse una dittatura militare. Gli USA appoggiarono un colpo di stato che fallì, mentre l'URSS pose sull'isola alcune basi di missili nucleari. Si sfiorò un altro conflitto, ma si giunse ad un accordo: ritiro delle basi sovietiche in cambio dell'impegno USA a rispettare il governo rivoluzionario. Rimase l'embargo economico.

  4. Guerra del Vietnam (1964-73). Indipendente dalla Francia nel 1954, la regione venne divisa in Vietnam del Nord (regime comunista appoggiato dall'URSS) e Vietnam del Sud (dittatura militare appoggiata dagli USA). Nel Sud nacque un movimento di liberazione (“vietcong”), appoggiato dal Nord. Gli USA intervennero con le loro truppe, ma non riuscirono a fermare la guerriglia dei partigiani. Anche per le pressioni dell'opinione pubblica americana (contestazione studentesca del '68), gli USA si ritirarono e il Vietnam si unificò (1976) sotto un regime comunista.

  5. Rivolte dei Paesi dell'Est. Nei Paesi appartenenti al Patto di Varsavia e sottomessi all'URSS, nacquero movimenti di opposizione contro i regimi comunisti che non concedevano libertà individuali, né benessere economico.
    Nel 1956 in Ungheria i carri armati sovietici repressero una insurrezione popolare che chiedeva libertà e una posizione di neutralità tra USA e URSS.
    Nel 1968 a Praga, capitale della Cecoslovacchia, i dirigenti comunisti attuarono un rinnovamento (“primavera di Praga”): aumentavano il rispetto dei diritti umani e ammettevano la proprietà privata.
    Ancora una volta l'esercito sovietico represse il movimento.

La “guerra fredda”, che si era in parte attenuata dopo la morte di Stalin (1953), terminerà solo con il dissolvimento del regime comunista in URSS agli inizi degli Anni Novanta.



mercoledì 1 aprile 2009

I totalitarismi in Europa - Cronologia

1917

I bolscevichi prendono il potere in Russia

1918-1920

Guerra civile in Russia

1919

Benito Mussolini fonda i Fasci di Combattimento

1919-1920

Biennio rosso” in Italia

1921

Nasce il Partito Comunista Italiano

1922

Mussolini al potere dopo la “marcia su Roma”

1923

Tentativo fallito di colpo di stato da parte di Hitler

1924

Morte di Lenin. Inizia la dittatura di Stalin

1925-26

Leggi fascistissime” che sopprimono le libertà democratiche

1929

Crollo della Borsa di New York (Wall Street)

1929

Patti Lateranensi tra Italia e Chiesa

1933

Hitler diviene Cancelliere (primo ministro)

1935

Leggi razziali in Germania contro gli ebrei (leggi di Norimberga)

1935-36

L'Italia conquista l'Etiopia

1936

Patto tra Mussolini e Hitler

venerdì 27 marzo 2009

Il comunismo in Russia - Lenin e Stalin

Le conseguenze della Prima Guerra Mondiale e la guerra civile causarono una grave carestia: a Mosca e a Pietroburgo mancava il cibo.
Il Partito Comunista affrontò il problema vietando ai contadini, diventati proprietari della terra, la vendita dei prodotti delle campagne e requisendoli per portarli alle città. La moneta quasi scomparve.
Lenin inoltre fece diventare tutte le industrie proprietà dello Stato (“
nazionalizzazione”). Fu il “comunismo di guerra”.

Terminata la guerra civile, Lenin mutò atteggiamento e avviò una Nuova Politica Economica: i contadini potevano vendere parte dei loro prodotti e le piccole aziende tornarono ai privati. La proprietà privata era contraria al comunismo, ma Lenin ritenne necessario giungere a un compromesso. Creò un sistema scolastico statale e la sanità pubblica gratuita.

Organizzò un'associazione di tutti i partiti socialisti e comunisti del mondo, chiamata Terza Internazionale, il cui scopo era diffondere la rivoluzione comunista nel mondo.

Suddivise l'immenso territorio dell'ex Impero Russo, composto da etnie diversissime, in repubbliche formalmente autonome, ma unite in una federazione (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche – URSS) controllata dal Partito Comunista.
Lo Stato sovietico (URSS) durerà fino al 1991, quando l'ultimo capo del Partito Comunista sovietico, Michail Gorbaciov, rassegnerà le dimissioni a scioglierà la federazione delle repubbliche socialiste.


Stalin

Quando Lenin morì (1924) si aperse la lotta per la successione alla guida del Partito Comunista e quindi dell'URSS, che ormai coincidevano. Si fronteggiarono a lungo Trotzkij (il capo dell'esercito dell'Armata Rossa) e Stalin (il segretario del Partito Comunista). Prevalse il secondo, che consolidò il suo potere facendo uccidere o esiliando molti capi comunisti contrari alle sue idee.

Stalin eliminò le libertà economiche concesse da Lenin. Tutto doveva essere proprietà dello Stato.
Avviò un programma di industrializzazione: ogni cinque anni si ponevano degli obiettivi (“piani quinquennali”) che l'industria (statale) doveva raggiungere. L'URSS azzerò così la disoccupazione e si trasformò in una potenza industriale, facendo però pagare un prezzo molto alto al popolo, costretto a paghe base e a lunghe giornate di lavoro.
Ai contadini vennero confiscate tutte le terre e il bestiame e furono create cooperative di contadini (kolchoz) e aziende agricole statali (sovchoz) nelle quali i contadini ricevevano un salario (“collettivizzazione forzata”). I risultati economici furono scarsi, anche perché molti decisero di non collaborare: si produssero nuove grandi carestie.

Negli Anni '30 Stalin trasformò l'URSS in un regime totalitario, controllando il Partito Comunista e lo Stato.
Perseguitò gli avversari politici, i capi dei popoli che reclamavano maggiori autonomie, chi era contrario alla collettivizzazione forzata della terra (“kulaki”), chi professava una religione (lo Stato sovietico infatti imponeva a tutti l'ateismo).
Arrestati da una polizia segreta e dopo processi nei quali gli accusati erano costretti a confessare colpe spesso mai commesse, venivano rinchiusi nei campi di lavoro (“gulag”) o uccisi. Fu chiamato il periodo delle “grandi purghe”: furono deportati tra i 15 e i 20 milioni di persone.