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lunedì 11 maggio 2009

La II Guerra Mondiale in Italia

La fine del fascismo e l'armistizio

Il regime fascista cominciò a perdere il consenso della gente dopo le sconfitte militari, soprattutto in Nord Africa e in Russia, e l'inizio dei bombardamenti di USA e Regno Unito sulle città italiane.

Nel 1943 iniziarono varie forme di protesta:

  • alcuni scioperi (allora vietati) nel Nord Italia ;

  • la ripresa dell'attività di propaganda clandestina da parte dei partiti politici (messi fuori legge);

  • disaccordi tra i capi (“gerarchi”) dello stesso Partito Fascista.

Quando nel luglio 1943 USA e Regno Unito sbarcarono in Sicilia senza trovare resistenza, i capi del Fascismo pensarono di trattare con i nemici, ma Mussolini si oppose. I gerarchi allora, d'accordo col re Vittorio Emanuele III, votarono un documento (la “mozione Grandi”) con la quale si toglieva fiducia al “duce”.
Il re di conseguenza affidò il governo al gen. Badoglio e fece arrestare Mussolini perché non guidasse una reazione fascista.

Badoglio, proclamandosi ancora alleato della Germania, si accordò segretamente con gli avversari per raggiungere un armistizio. L'8 settembre 1943 tale accordo venne reso pubblico: immediatamente il territorio dell'Italia, ora ritenuta nemica, fu occupato da truppe tedesche, mentre nei vari fronti di guerra i soldati italiani erano disorientati.

Il re e il governo si trasferirono da Roma a Brindisi (territorio controllato dagli Alleati) senza lasciare disposizioni alle istituzioni. Il 13 ottobre 1943 il gen. Badoglio dichiarò guerra alla Germania, mentre i soldati italiani catturati venivano inviati nei campi di concentramento tedeschi.

La Repubblica di Salò, la lotta partigiana

Truppe speciali tedesche avevano intanto liberato Mussolini che costituì uno Stato fascista, la Repubblica sociale italiana, nei territori italiani occupati dai tedeschi e con sede a Salò. Fu uno stato collaborazionista, simile a quello francese di Vichy. Creò un proprio esercito e delle milizie volontarie (le “Brigate nere”). L'Italia si divise tra “governo del Nord” e “governo del Sud”.

Da tempo esistevano gruppi clandestini, formati dagli appartenenti ai partiti che il Fascismo aveva messo fuori legge, che nelle città cercavano di attuare una resistenza alla dittatura.
Dopo l'8 settembre 1943 a questi gruppi si unirono militari “sbandati”, giovani che non volevano far parte dell'esercito collaborazionista di Salò, volontari. Così nel Nord Italia, la resistenza divenne un
movimento armato, i cui membri (“partigiani”) compivano azioni di guerriglia contro le truppe tedesche e fasciste. Vivevano soprattutto in montagna, ricevevano aiuto dalla popolazione e talvolta dagli Alleati.

Le forze politiche italiane avverse al fascismo (e all'occupazione tedesca) cercarono di coordinare le loro azioni costituendo i Comitati di Liberazione Nazionale (CLN); non si fidavano però del governo Badoglio e di Vittorio Emanuele III. La situazione si chiarì quando il re si impegnò ad abdicare in favore del figlio Umberto II e Badogliò lasciò il governo a Ivanoe Bonomi.

L'avanzata degli Alleati e la liberazione dell'Italia

Le truppe Alleate avanzavano da Sud: conquistarono Napoli, ma vennero fermate dai tedeschi lungo un fronte intorno all'abbazia di Cassino (“linea Gustav”). Solo nel maggio 1944, dopo aspri combattimenti, gli Alleati conquistarono Roma e proseguirono verso Nord fino a Firenze, ma incontrarono un nuovo fronte tedesco (“linea Gotica”) sull'Appennino tosco-emiliano a difesa della Pianura Padana.

Alcune brigate di partigiani liberarono vaste zone del Nord Italia, ma le truppe tedesche risposero all'azione partigiana con rastrellamenti e sanguinose rappresaglie, spesso contro la popolazione civile (strage delle Fosse Ardeatine a Roma, di Marzabotto nell'Appennino bolognese).

Nonostante lo scontro con i tedeschi e i fascisti fosse stato particolarmente duro nell'inverno 1944-45, i CLN riuscirono a liberare molte città del Nord con una insurrezione generale (25 aprile 1945), mentre gli Alleati superavano l'ultima difesa tedesca. Catturato, Mussolini venne ucciso. I tedeschi firmarono la resa.

La nascita della repubblicana

Termina la guerra bande armate continuarono a commettere violenze e delinquenti comuni furti e rapine. La legalità venne ripristinata con fatica.

Occorreva ricostruire lo Stato italiano distrutto dalla guerra e dalla dittatura fascista: occorreva innanzitutto decidere se proseguire con la monarchia Savoia. Il governo Bonomi indisse per il 2 giugno 1946 un refedendum: per la prima volta votarono le donne e prevalse la repubblica con circa il 55% dei voti. Il re Umberto II andò in esilio in Portogallo.

Lo stesso giorno (non si votava da circa vent'anni) si elessero i membri dell'Assemblea Costituente che avrebbe dovuto redigere la nuova costituzione: si affermarono la Democrazia Cristiana (partito cattolico erede del Partito Popolare) guidata da Alcide De Gasperi, il Partito Socialista guidato da Pietro Nenni, il Partito Comunista guidato da Palmiro Togliatti.

Enrico De Nicola venne nominato Presidente della Repubblica, mentre al primo governo democratico dopo il fascismo, temporaneamente guidato da Alcide De Gasperi, parteciparono tutti i partiti.

Intanto l'Assemblea Costituente redasse e approvò la Costituzione repubblicana che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Il 18 aprile 1948 si svolsero le elezioni per il primo Parlamento della Repubblica Italiana.

venerdì 17 ottobre 2008

Storia - Italia, una repubblica costituzionale

Il cammino che ha portato il nostro Paese ad essere una repubblica dotata di una costituzione è lungo oltre un secolo.

Dopo il Congresso di Vienna tutti i regni italiani furono nuovamente governati dai precedenti sovrani, ma ovunque il popolo (borghesia) voleva alcune delle libertà che aveva assaporato al tempo di Napoleone.

I liberali (così si chiamarono coloro che lottavano per maggiori libertà) chiedevano innanzitutto una costituzione, affinché il re non governasse come un monarca assoluto. Talvolta la ottennero, ma sempre i loro moti furono repressi e le costituzioni ve
nnero annullate.

La prima costituzione duratura fu concessa nel Regn
o di Sardegna nel 1848 dal re Carlo Alberto: lo “Statuto Albertino”. Prevedeva un Parlamento, composto da Camera e Senato, e un Governo nominato dal re.

Le idee repubblicane non si erano mai spente, sostenute ad esempio da Giuseppe Mazzini e dall'organizzazione “Giovine Italia”, tuttavia l'Italia restò una monarchia governata dalla dinastia Savoia, che utilizzò lo Statuto Albertino come costituzione dello Stato.
Vittorio Emanuele II ne fu il primo re, al quale succedette il figlio Umberto I.

I re d'Italia governarono sempre con l'aiuto del Parlamento, ma talvolta preferirono usare la forza: per reazione re Umberto I fu assassinato nel 1900. Gli succedette Vittorio Emanuele III.


Dopo la Prima Guerra Mondiale, re Vittorio Emanuele III nominò primo ministro Benito Mussolini, capo del Partito Fascista, che instaurò in Italia un regime totalitario durato circa vent'anni.
Caduto il regime fascista, perduta la Seconda Guerra Mondiale, il popolo italiano non ha più fiducia nella dinastia Savoia. Nel 1946 si svolse un referendum nel quale la maggioranza scelse di istituire una repubblica: i Savoia vennero esiliati in Portogallo.


Contemporaneamente fu eletta un'Assemblea Costituente per redigere
una costituzione repubblicana.
L'Assemblea approvò la nuova costituzione,
tuttora in vigore.

Ecco il testo della Costituzione Italiana.


mercoledì 15 ottobre 2008

Storia - Italia, una repubblica costituzionale (cronologia)

1815

Il Congresso di Vienna riporta al trono tutte le dinastie che avevano regnato prima di Napoleone

1820-21

Moti liberali in Italia

1848

A seguito dei moti insurrezionali, il re Carlo Alberto concede lo “Statuto Albertino” ai sudditi del Regno di Sardegna

1861

Il re Vittorio Emanuele II diventa re d'Italia

1900

Re Umberto I viene assassinato

1922

Re Vittorio Emanuele III nomina Benito Mussolini primo ministro

1943

Termina il regime fascista. Il re fugge a Brindisi.

2 giu 1946

Referendum per la forma di governo: vince la repubblica.
Elezione dell'Assemblea Costituente

1947

L'Assemblea Costituente vota la nuova costituzione italiana, che prevede una forma repubblicana

1 gen 1948

Entra in vigore la Costituzione italiana

sabato 4 ottobre 2008

Le idee di unificazione in Italia

Liberali e conservatori

Le idee della rivoluzione portarono i sudditi e voler diventare liberi cittadini di stati moderni e dinamici.

Molti esponenti (soprattutto borghesi) di quest'idea proponevano riforme che li facessero partecipare alla vita politica dello stato. I sostenitori di questa tesi furono i "liberali" chiamati così perché sostenevano che tutti dovessero avere libertà politiche, civili, religiose ed economiche. Queste libertà dovevano essere stabilite da leggi perciò i liberali erano contro le monarchie restaurate.

I liberali erano divisi principalmente in due gruppi:
  1. alcuni (la maggioranza) volevano che continuasse a governare una monarchia, ma con una costituzione;
  2. altri (la minoranza) pensavano che la monarchia fosse superata e pretendevano al governo una repubblica.

Fra i monarchici liberali c'erano due idee:
  1. la prima diceva che solo i ricchi dovevano avere il diritto di voto;
  2. la seconda che tutti dovevano avere il diritto di votare.
Inoltre i liberali sostenevano che ciascun popolo formava una nazione che doveva essere autonoma e indipendente, che doveva decidere da sé le proprie leggi e il proprio governo.

Contrari a tutte queste idee erano soprattutto gli aristocratici che volevano preservare la precedente forma di governo.

I fallimenti dei moti liberali

Nel 1820 e nel 1830 i moti delle carbonerie fallirono e la società segreta non era in grado di guidare la rivoluzione perché:
  • l'eccessiva segretezza impediva la precisa conoscenza degli scopi che si dovevano raggiungere;
  • all'interno delle società convivevano idee politiche diverse;
  • si illudevano di poter collaborare con i sovrani;
  • il popolo non era coinvolto nella rivoluzione.
Così nacquero nuovi programmi politici per trovare una soluzione migliore ai problemi italiani.

I problemi italiani e le soluzioni federaliste.

Erano molti i problemi italiani, uno dei tanti era l'indipendenza: l'Italia doveva liberarsi dall'Austria.
Tanti volevano una soluzione rispettosa delle differenze tra i diversi stati italiani e volevano una federazione o confederazione.
Si distinguevano in neoguelfi, monarchici e repubblicani.
  • Vincenzo Gioberti era il caposcuola dei federalisti neoguelfi.
  • Cesare Balbo era monarchico.
  • Carlo Catteneo diede un importanza laica e repubblicana.
Tratto da Storia Più, Jemolo - Ventura - SEI a cura di Tommaso L. e Simone V.