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mercoledì 1 aprile 2009

I totalitarismi in Europa - Cronologia

1917

I bolscevichi prendono il potere in Russia

1918-1920

Guerra civile in Russia

1919

Benito Mussolini fonda i Fasci di Combattimento

1919-1920

Biennio rosso” in Italia

1921

Nasce il Partito Comunista Italiano

1922

Mussolini al potere dopo la “marcia su Roma”

1923

Tentativo fallito di colpo di stato da parte di Hitler

1924

Morte di Lenin. Inizia la dittatura di Stalin

1925-26

Leggi fascistissime” che sopprimono le libertà democratiche

1929

Crollo della Borsa di New York (Wall Street)

1929

Patti Lateranensi tra Italia e Chiesa

1933

Hitler diviene Cancelliere (primo ministro)

1935

Leggi razziali in Germania contro gli ebrei (leggi di Norimberga)

1935-36

L'Italia conquista l'Etiopia

1936

Patto tra Mussolini e Hitler

venerdì 27 marzo 2009

Il comunismo in Russia - Lenin e Stalin

Le conseguenze della Prima Guerra Mondiale e la guerra civile causarono una grave carestia: a Mosca e a Pietroburgo mancava il cibo.
Il Partito Comunista affrontò il problema vietando ai contadini, diventati proprietari della terra, la vendita dei prodotti delle campagne e requisendoli per portarli alle città. La moneta quasi scomparve.
Lenin inoltre fece diventare tutte le industrie proprietà dello Stato (“
nazionalizzazione”). Fu il “comunismo di guerra”.

Terminata la guerra civile, Lenin mutò atteggiamento e avviò una Nuova Politica Economica: i contadini potevano vendere parte dei loro prodotti e le piccole aziende tornarono ai privati. La proprietà privata era contraria al comunismo, ma Lenin ritenne necessario giungere a un compromesso. Creò un sistema scolastico statale e la sanità pubblica gratuita.

Organizzò un'associazione di tutti i partiti socialisti e comunisti del mondo, chiamata Terza Internazionale, il cui scopo era diffondere la rivoluzione comunista nel mondo.

Suddivise l'immenso territorio dell'ex Impero Russo, composto da etnie diversissime, in repubbliche formalmente autonome, ma unite in una federazione (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche – URSS) controllata dal Partito Comunista.
Lo Stato sovietico (URSS) durerà fino al 1991, quando l'ultimo capo del Partito Comunista sovietico, Michail Gorbaciov, rassegnerà le dimissioni a scioglierà la federazione delle repubbliche socialiste.


Stalin

Quando Lenin morì (1924) si aperse la lotta per la successione alla guida del Partito Comunista e quindi dell'URSS, che ormai coincidevano. Si fronteggiarono a lungo Trotzkij (il capo dell'esercito dell'Armata Rossa) e Stalin (il segretario del Partito Comunista). Prevalse il secondo, che consolidò il suo potere facendo uccidere o esiliando molti capi comunisti contrari alle sue idee.

Stalin eliminò le libertà economiche concesse da Lenin. Tutto doveva essere proprietà dello Stato.
Avviò un programma di industrializzazione: ogni cinque anni si ponevano degli obiettivi (“piani quinquennali”) che l'industria (statale) doveva raggiungere. L'URSS azzerò così la disoccupazione e si trasformò in una potenza industriale, facendo però pagare un prezzo molto alto al popolo, costretto a paghe base e a lunghe giornate di lavoro.
Ai contadini vennero confiscate tutte le terre e il bestiame e furono create cooperative di contadini (kolchoz) e aziende agricole statali (sovchoz) nelle quali i contadini ricevevano un salario (“collettivizzazione forzata”). I risultati economici furono scarsi, anche perché molti decisero di non collaborare: si produssero nuove grandi carestie.

Negli Anni '30 Stalin trasformò l'URSS in un regime totalitario, controllando il Partito Comunista e lo Stato.
Perseguitò gli avversari politici, i capi dei popoli che reclamavano maggiori autonomie, chi era contrario alla collettivizzazione forzata della terra (“kulaki”), chi professava una religione (lo Stato sovietico infatti imponeva a tutti l'ateismo).
Arrestati da una polizia segreta e dopo processi nei quali gli accusati erano costretti a confessare colpe spesso mai commesse, venivano rinchiusi nei campi di lavoro (“gulag”) o uccisi. Fu chiamato il periodo delle “grandi purghe”: furono deportati tra i 15 e i 20 milioni di persone.

lunedì 23 marzo 2009

Il comunismo in Russia

La situazione fino alla Prima Guerra Mondiale

La Russia è una monarchia assoluta, guidata da un imperatore chiamato zar (dal latino “caesar”), fortemente legato alla Chiesa ortodossa, che tiene lo Stato nelle sue mani.
Non si è sviluppata l'industria e l'economia si fonda sull'agricoltura, basata fino al 1861 sulla schiavitù contadina (“servi della gleba” cioè della terra); il popolo vive in una grande miseria.

Lo zar Alessandro II capisce che occorre modernizzare il Paese per poter competere con le altre potenze: crea qualche industria a Mosca e a Pietroburgo con capitali statali, fa affluire imprenditori francesi, costruisce alcune ferrovie (la Transiberiana). Tuttavia ottiene scarsi risultati perché manca una borghesia industriale.

I pochi borghesi che conoscono l'Occidente vorrebbero trasformare il loro Paese ispirandosi alle idee anarchiche o socialiste. Alcuni di loro danno vita a un movimento che cerca di diffondere l'istruzione tra i contadini per prepararli a una rivoluzione. Vengono chiamati “populisti”: sono arrestati e dispersi dalla polizia dello zar.

La Russia aveva un immenso territorio e cercava di conquistarne di ulteriore, soprattutto in Asia. Ma lo zar Nicola II, succeduto ad Alessandro II, aveva subìto nel 1905 una dura sconfitta da parte della flotta giapponese (ricordi?). Le spese per quella guerra avevano ulteriormente peggiorato la vita della gente. Iniziarono manifestazioni pacifiche, ma la dura reazione della polizia dello zar le trasformò in rivolte violente guidate da gruppi socialisti; lo zar fu costretto a creare un Parlamento (“duma”) come in occidente.


La rivoluzione d'ottobre

Lo zar decise di partecipare alla Prima Guerra Mondiale per onorare gli impegni con le altre potenze (soprattutto con la Serbia), ma l'assenza dei giovani, mandati al fronte, mandò in crisi l'economia. Nel febbraio del 1917 scoppiarono numerosi scioperi a Pietroburgo, residenza dello zar e principale centro industriale. Nicola II inviò l'esercito che tuttavia si alleò con gli insorti: lo zar decise di abdicare.

La protesta si diffuse in tutto il Paese generando caos. Si costituì un governo provvisorio, guidato da Kerenskij, che aveva preso il posto dello zar e aveva idee liberali e democratiche. Contemporaneamente si crearono nelle fabbriche e nell'esercito dei gruppi di autogoverno, chiamati “consigli” (in russo “soviet”): erano composti da socialisti, tuttavia divisi tra coloro che volevano seguire la via democratica (“menscevichi”) e coloro che volevano una rivoluzione (“bolscevichi”).

I bolscevichi, di ispirazione comunista, erano capeggiati da Lenin. Egli sostenne (“tesi d'aprile”), che si dovesse firmare subito la pace, distribuire la terra ai contadini, togliere il potere al governo provvisorio per consegnarlo ai soviet.

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1917 i bolscevichi attuarono un colpo di Stato a Pietroburgo e crearono un governo rivoluzionario che tolse le terre ai nobili per assegnarle ai consigli dei contadini e avviò trattative di pace con la Germania.

Questo scatenò una guerra civile che si protrasse per circa tre anni: da una parte i generali fedeli al defunto zar, aiutati dalle potenze occidentali e da molti menscevichi; dall'altra un esercito creato dai bolscevichi, l'Armata Rossa, composto da operai e contadini, guidato da Trotzkij. Vinsero a sorpresa i rivoluzionari.

sabato 10 gennaio 2009

Questione sociale e nascita delle ideologie


Lo sviluppo della rivoluzione industriale aveva provocato molti cambiamenti, facendo nascere nuove classi sociali.
I contadini costretti a trasferirsi in città e molti artigiani cominciano a lavorare come operai nelle fabbriche, diventando “proletari”, persone cioè che per sostenersi potevano contare solo sulla prole (i figli).
Nasce il sistema capitalistico, nel quale la borghesia proprietaria delle industrie investe il proprio denaro (capitale) per acquistare i macchinari e ottenere sempre nuovi guadagni. Essa chiede che lo Stato non intervenga nell'economia, eliminando i dazi e lasciando liberi i rapporti tra industriali e operai: questa idea si chiamò “liberismo”.

La vita nelle fabbriche è dura e ripetitiva: le macchine sostituiscono via via l'uomo e gli impongono ritmi di lavoro talvolta insostenibili.
Molti cercarono di migliorare le loro condizioni. Alcuni (chiamati “socialisti utopisti”) pensarono di far costruire case e scuole per gli operai, ma nessun borghese era allora disposto a farlo.
Altri si convinsero che solo una rivoluzione avrebbe risolto i problemi:
  • il pensatore tedesco Karl Marx sostiene che tutti i proletari devono organizzarsi per abolire la proprietà privata e instaurare il comunismo con una rivoluzione violenta contro la borghesia (lotta di classe);
  • il russo Michail Bakunin pensa che la soluzione sia abolire lo Stato e fondare una società senza potere (“anarchia”).
Altri socialisti cercarono di riformare la società con i mezzi della democrazia (“riformisti”).
Anche la Chiesa cattolica prese posizione con l'enciclica “Rerum Novarum”: era contro le rivoluzioni, ma chiedeva maggiore collaborazione tra le classi sociali.

Intanto gli operai si organizzano per difendere i loro diritti:
  • alcuni distruggono le macchine, accusate di togliere il lavoro (luddisti);
  • altri organizzano delle società di mutuo soccorso per aiutarsi con una cassa comune;
  • in Inghilterra nascono le Trade Unions, i primi sindacati che lottano per aumentare i salari e ridurre gli orari di lavoro;
  • socialisti, comunisti e anarchici fondarono nel 1864 la Prima Internazionale per progettare la rivoluzione proletaria;
  • a Parigi, nel 1871, il popolo organizza la prima forma moderna di partecipazione diretta ispirata ai principi del socialismo (la Comune di Parigi)

Questione sociale e nascita delle ideologie - cronologia

Cronologia fondamentale

1848

Marx e Engels scrivono il “Manifesto del Partito comunista

1864

Nasce la Prima Internazionale

1861-65

Fenomeno del brigantaggio nell'Italia del sud

1868

Nel Regno Unito nascono le Trade Unions (i primi sindacati) di tutti i lavoratori

1871

La Comune di Parigi (primo governo ispirato alle idee socialiste)

1891

Papa leone XIII emana l'enciclica “Rerum Novarum

1892

A Genova nasce il Partito Socialista Italiano

1876-1914

Emigrano circa 14 milioni di italiani

1898

A Milano l'esercito spara sulla folla che protesta

1903-1914

In Italia Giolitti attua molte riforme sociali

1917

In Russia prendono il potere i rivoluzionari comunisti

1919

In Italia nasce il Partito Nazionale Fascista

1919

In Germania nasce il Partito Nazional-Socialista

1922

Benito Mussolini diventa Primo ministro

1933

Il Partito Nazional-socialista prende il potere in Germania